Mi chiamo Smart

“Mi chiamo Smart,” mi disse, mostrandomi il suo cartellino con il nome.

“Vengo dalla Nigeria, ma questo te l’ho già raccontato l’ultima volta.”

Smart, come smartphone, pensai — facile da ricordare.

Dann begann er zu erzählen. Es war kalt. Er stand im Schatten, während die wärmende Sonne woanders schien. Doch die Kälte schien ihm nichts auszumachen.

„È terribile laggiù in Nigeria: Boko Haram. I soldi, quando li si ha, servono soprattutto a corrompere. Violenza, corruzione – e ora ci si mettono anche i russi. Sono felice di essere qui in Alto Adige. I miei due figli stanno imparando il tedesco; la piccola va all’asilo, il grande alla scuola elementare. Anche mia moglie è qui.“

Smart zog sein iPhone aus der Tasche, scrollte durch seine Mediathek und zeigte mir seine Kinder. So wie es Väter auf der ganzen Welt tun. „Non ho più né mamma né papà“, sagte er dann noch.

„E domani sarò di nuovo lì a vendere i giornali.“

Ich gehe ein paar Schritte in Richtung Sonne und blättere die Seiten von hinten nach vorne. Die „Bösen Worte“ auf Seite 39 haben es mir wieder angetan.

Hansjörg Rogger / 16.1.2025

Smart Benson Aisida, mit freundlicher Genehmigung von Herrn Benson, Bruneck, Stadtgasse, 2025